Lo studioso protestante tedesco Ferdinand Gregorovius (1821-1891) definì il santuario micaelico di Monte Sant’Angelo, sul Gargano, «la metropoli del culto dell’Arcangelo in Occidente»: tale definizione trova puntale riscontro in una storia che dura da più di quindici secoli e ha contribuito e creare un ricco patrimonio di fede, arte e cultura e a fare del santuario garganico uno dei luoghi privilegiati della religiosità e della devozione popolari dell’Europa. Meta di un intenso flusso di pellegrinaggi che si sono perpetuati senza soluzione di continuità sin dalla tarda antichità, il santuario garganico è il primo e storicamente più importante di una lunga teoria di santuari dislocati tra la Daunia, la Terra di Bari e il Salento, lungo le vie che attraversano la Puglia e convogliano i pellegrini verso la Terrasanta, grazie ad una fitta e funzionale rete portuale (Siponto, Barletta, Bari, Brindisi, Otranto, Taranto).
Pochi luoghi al mondo caratterizzati dalla presenza del sacro predispongono all’incontro col divino e riescono a creare un’atmosfera di intensa spiritualità, come il santuario di San Michele Arcangelo sul Gargano. La montagna stessa, elevandosi verso il cielo, sembra facilitare il contatto con Dio, grazie alla mediazione dell’Arcangelo Michele, il quale, nel V secolo, ha scelto di stabilire la sua dimora in una grotta e in uno scenario naturale altamente suggestivo, che invita ancora oggi alla riflessione, al raccoglimento e alla preghiera. La montagna garganica si carica di una sacralità naturale che si esprime attraverso un complesso simbolismo che ne fa lo spazio privilegiato per manifestazioni del divino, quali apparizioni e rivelazioni, che, proprio sul Gargano, sono connesse con l’origine del culto e del santuario micaelici.
È nel silenzio di questa montagna che il dialogo tra l’uomo e Dio si fa preghiera e apre i cuori alla fede profonda e alla speranza, cui dà forza e certezza l’Angelo, custode e guida del genere umano. Ed è su questa montagna che si sono incontrati, dopo aver percorso i suoi tratturi faticosi, rappresentanti di etnie, culture e civiltà diverse, dal Mediterraneo bizantino al mondo germanico, che hanno contribuito a conferire una coscienza unitaria all’Europa medievale.
Sul Gargano il percorso in salita, tra fatica e sacrifici, tende alla conquista di livelli spirituali sempre più profondi ed esprime simbolicamente il cammino dell’uomo verso la purificazione e l’ascesi mistica. Tale processo, proprio di monti sacri dell’Antico e Nuovo Testamento come l’Ararat, il Sinai, il Sion, il Carmelo, il Tabor e il Golgota, si realizza anche su altre montagne, rese sacre da apparizioni dell’Arcangelo che, secondo consolidate tradizioni, ha lasciato segni diversi della propria presenza (impronte, messaggi, oggetti). In base a una di queste tradizioni, l’Angelo, durante una delle sue apparizioni, impresse la propria impronta nella roccia del santuario e creò, in tal modo, una sorta di reliquia ex contactu, che, nel corso dei secoli, ha supplito alla sua incorporeità, entrando nell’immaginario collettivo e nella devozione popolare e scandendo così il rapporto tra il divino e l’umano, il trascendente e l’immanente. Tale dimensione mediatrice richiama la missione propria dell’Arcangelo quale emerge dalle Scritture, Antico e Nuovo Testamento.
Così riassume la plurisecolare vicenda della grotta garganica padre Ladislao Suchy, il rettore del santuario: «Le antiche cronache tramandano come il Gargano inaccessibile sia stato improvvisamente attraversato dalla luce abbagliante dell’Arcangelo Michele venuto dall’Oriente per stabilire quassù, in una semplice grotta naturale, il luogo privilegiato dove Egli avrebbe svolto il suo specifico ruolo di mediatore tra Dio e gli uomini. Quella luce splende ancora oggi, intatta ed invitante, dopo più di quindici secoli e, nel corso delle varie epoche e vicende umane, ha esercitato un forte richiamo per penitenti illustri e sconosciuti e per visitatori di ogni sensibilità e cultura che sono venuti a Monte Sant’Angelo per pregare, cercare la pace dello Spirito nel riconciliante abbraccio del Padre ed anche ammirare i superbi monumenti ed i panorami mozzafiato che dall’alto spaziano sulle valli, verso i boschi non lontani e sull’azzurro Adriatico che si stende ai suoi piedi. Ogni distanza viene annullata ed il Gargano con il suo inestimabile Tesoro Celeste si muove, quasi trasportato dagli angeli e va da tutti, fra ogni nazione e popolo della terra».
Il Santuario di San Michele Arcangelo a Monte Sant’Angelo ospita i Musei TECUM, noti come i TEsori del CUlto Micaelico. Tra essi, la Galleria Longobarda include il Museo lapidario, con oltre 200 manufatti scultorei risalenti dal IV al XV-XVI secolo.